SConclusioni:
Il mio sangue è denso più del petrolio, lo sento.
Mi rende pesante (più del solito), lenta.
Affaticata, accaldata.
E mentre maledico questo Agosto, mi taglio le vene con un taglio verticale, da professionista.
Mi siedo su una poltrona con le braccia penzoloni da entrambi i lati e lascio scorrere quella melma bordeaux che mi ritrovo dentro.
Sarà sicuramente piena di cose orribili.
Corro in autostrada, dove il limite è 60km/h io vado all'esatto doppio.
Sento il caldo, le mie narici non riescono a tirare dentro l'aria.
Così accellero verso la macchina che mi sta davanti e mi ricordo che ho sempre detto di non voler coinvolgere innocenti nelle mie morti.
Ma vaffanculo, tante gente ammazza tanta altra gente continuamente, la mia correttezza non serve a un cazzo.
Ammazzo tutti oggi.
Se potessi, mi ammazzerei ogni Agosto.
Non è una superficiale idiosincrasia contro l'estate, è proprio un odio radicato.
L'estate mi ricorda tutto ciò che ho voluto eliminare dalla mia vita: mi ricorda la mia infanzia orribile fatta di spiagge affollate da bambini odiosi, sole troppo cocente, genitori sempre arrabbiati e sudati, disagio non comprensibile (e ancora incompreso) verso il prossimo.
Mi ricorda ogni volta che sono grassa e che adesso non posso coprirmi, che per quanto io possa fare i miei capelli sono ricci e ingovernabili e d'estate pretendono la loro fetta di libertà che durante l'inverno gli viene negata.
L'estate mi ricorda i primi amori che tutte le amiche avevano e io no, mi ricorda il mio compleanno che mi ricorda che sarò più vecchia e che l'anno scorso era uguale a quest'altro.
Mi ricorda che qualunque cosa faccia, io sono sola. Non è vero? Lo so.
E allora è peggio perchè l'estate mi fa sentire così.
L'estate mi ricorda anche l'impossibilità che avevo da piccola a restare sola perchè anche quando ero piccola mi sentivo esattamente come mi sento adesso.
Solo che ora, proprio per combattere tutto quello che si è accumulato nelle mie estati, posso fare quello che voglio e trovare conforto dal buio, dalla solitudine e dalla musica. Da piccola invece ero braccata da genitori e fratelli che mi obbligavano a essere come erano tutti gli altri bambini.
Non mi piace la sabbia dovunque, non mi piace il mare a mezzogiorno, non mi piacciono i lidi che ti fanno pagare un botto solo per mettere i piedi su un suolo che poi è pubblico.
Odio, detesto visceralmente tutta la gioventù che non fa altro che sbattere al mondo quanti amici hanno, che belle vacanze che si sono fatti, che bel fisico che hanno e quanto sono felici di essere ignoranti. Che poi le amicizie di cui si vantano scoperanno con i loro ragazzi/ragazze, litigheranno, si ammazzeranno e chi cazzo la conosce quella sfigata.
Oddio, comincio ad essere sconclusionata. L'odio è sconclusionato e volte prende il possesso di me.
Anche il mio sangue è caldo. D'estate è ancora più caldo.
Dunque, per stavolta, mi chiudo in una cella frigorifera bella grossa e vi faccio vedere quanto sono strana.
Voi belli, caldi, abbronzati e vivi.
Io brutta, fredda, bianca e morta.
Fanculo a tutti.
Ho sognato che ero col mio ragazzo e mangiavo un dolcetto vecchissimo datomi da una vecchia vecchissima che subito dopo avermi dato il dolcetto muore.
Io mangio sto dolce vecchio e polveroso e sento un'improvvisa fitta alla gamba sinistra.
Quando guardo, vedo un lungo verme nero sottopelle.
Questo orribile verme si muove su e giù per la mia gamba e io urlo impazzita di paura e dolore e schifo.
Mi stringo forte il ginocchio per non farlo salire più su, e disperata chiedo al mio ragazzo di aiutarmi.
Lui minimizza, dice che sono stupida, è solo un verme e chissenefrega, andiamo via che abbiamo da fare.
Poi mi giro alla ricerca di mia madre, sono a casa dei miei ( lo sapete no, come sono i sogni) e corro da mia madre per farmi aiutare almeno da lei. Di nuovo impazzisco, piango, urlo.
E di nuovo, anche mia madre minimizza. E' solo un verme, posso incominciare a preoccuparmi qualora ce ne fossero molti di più. "Se poi muori, ti accompagnamo in ospedale".
Allora io allungo una mano alla mia sinistra e non so da dove, prendo un taglierino rosa e viola, decisa a tagliarmi la pelle e far uscire il verme.
Sto verme nero e lungo movendosi mi tira la pelle... non so come spiegarlo: avete presente quando si tende una busta di plastica e voi ci premete contro il dito? La busta prenderà per un attimo la forma del vostro dito, una protuberanza. Il verme fa esattamente questo, durante uno dei suoi movimenti.
Allora io taglio quella piccola protuberanza e con la pressione della mano faccio uscire tutto il verme da quel buchino.
Lui schizza via e si schianta contro una parete, scoppiando e schizzando.
E mia madre si arrabbia perchè ho sporcato i miei vestiti.
Io incredula e terrorizzata guardo lei e il mio ragazzo, che sono tranquilli, come se non avessero visto quello che mi è appena successo.
E io sono sudata e con gli occhi sgranati e pieni di lacrime perchè nessuno mi ha capita...
La Morte è anche il silenzio di uno "0" impresso in pixel blu su fondo bianco.
La Morte può essere, appunto, il Bianco.
Per me la Morte non è Nera, è Bianca.
Bianca come l'assenza di qualsiasi cosa, l'assenza di macchie.
L'assenza di colori, anche quella è bianca.
Ma è Bianca anche perchè tu possa ancora vederci attraverso.
Sarà per questo che mi sento morta?
Perchè ho la presunzione di "vedere attraverso" e di "non avere macchie"?
O sono Morta perchè nuoto in totale assenza di contatti umani?
Una cosa è certa: sono decisamente Bianca.
(Altra cosa certa: l'assenza di un filo logico in questo post di merda)
A volte l'idea di trapanarsi la testa per far uscire quello che c'è dentro non sembra poi così cattiva.
Il problema è: potrò scegliere cosa far uscire e cosa tenere o no?
Non potrei scrivere adesso, non dovrei proprio.
Questo post, poi: è mio.
Non c'è Beth (per quanta ce ne sia mai stata in me, poi), non muoio e scrivo di cose mie.
Malemalemalemale.
Non ho linea a casa, sono da casa dei miei genitori dal pc di mia mamma ed è strano.
Quand'è che viene l'ispirazione? Dovrei averlo imparato ormai... quando sei costretta.
Quando non puoi, non vuoi, non sai e probabilmente soffri.
Ecco.
Riccardo Cocciante dietro di me in megaschermo ha appena cantato "Mergherita" e io quella canzone la amo. Troppo.
Amo un sacco di cose che nessuno sa. Sono una persona che nessuno sa.
Che scontatezza.
Sono un luogo comune, a volte.
Sto male, sto bene, nana naana naaaaa na naaaanaa.
Contatti umani a quasi zero, e fuggo dalle persone con cui vorrei parlare.
Devo ricordarmi di scrivere degli HLV.